Marcio 1.0
Marco Polo, lungo la Via della Seta, comprava e vendeva il mondo: seta a Samarcanda, spezie a Ormuz, pietre dure alla corte del Gran Khan. Io cammino su una strada sterrata ai confini del niente e trovo il commercio globale ridotto all’essenziale — un cartello giallo e rosso, dipinto a mano, inchiodato storto a un palo della luce. Tre parole: SE VENDE CISCO.
Cisco, sì. Ma non quello che pensi tu, seduto in un open space a litigare col telefono IP sulla scrivania, il marchio che instrada i pacchetti di mezzo pianeta. Qui Cisco non è una multinazionale: è questo. Cosa di preciso, non si sa — il terreno dietro la rete, la baracca di lamiera col mucchio di bombole, forse un sacco di carbone, forse un tale che tutti chiamano così. Il cartello non lo specifica. Marcio è anche questo: una cosa messa in vendita senza nemmeno la fatica di dirti cos’è.
E intanto la rete metallica corre per tutta la strada, coronata di filo spinato arrotolato come se là dentro tenessero i lingotti del Khan. Invece ci sono manghi che lasciano cadere i frutti per terra, un cortile di terra battuta, qualche bombola del gas. Un posto recintato come una banca e svenduto come un rottame, con l’unica pubblicità che si è potuto permettere: pennello, due colori, un palo. Marco Polo, da queste parti, non avrebbe comprato niente. Io quasi quasi chiamo il numero, giusto per sapere cosa sto comprando.