Marcio 1.0

Marco Polo è tornato dall’Oriente con la testa piena di mercati e di spezie: il pepe pesato come oro, lo zenzero, i banchi dei bazar che profumavano fino in fondo alla via. Da allora il cibo di strada è diventato leggenda — e oggi, sette secoli dopo, qualcuno ha pensato bene di prendere quella leggenda, metterci sopra due virgolette e venderla. «Street food». Lo scrivono sulla lavagnetta del locale col muro di mattoni a vista, te lo servono su un’asse di legno con la maionese affumicata a parte, e ti fanno pagare il triplo perché la parola è inglese e suona di viaggio.

Lo street food marcio sta esattamente dall’altra parte di quelle virgolette. È una piazza di paese all’ora in cui il sole molla, e lungo il bordo della strada si è montata da sola una fila di carretti-cucina: telai di bicicletta e di moto con sopra una piastra, una bombola, una lampadina, e basta. La cappa aspirante è il cielo aperto; il fumo della griglia sale dritto e si vede da lontano, che è il modo più onesto di fare pubblicità — se c’è il fumo, c’è la carne. Più in là, sotto un ombrellone rosso scolorito, quattro sedie di plastica e due tavolini piantati sul lastricato fanno da sala da pranzo, e un cane gira tra le gambe dei clienti con la calma di chi qui ci lavora.

E il marcio è tutto in questo scarto. Lo «street food» col menù plastificato vende l’idea della strada a chi nella strada non si siederebbe mai; lo street food marcio è la strada e basta — niente insegna, niente recensione a cinque stelle, niente ispettore. Ordini indicando, paghi spiccioli, ti siedi sulla sedia rossa mentre alle spalle passano le moto e un’ape-cargo a tre ruote, e mangi una roba che nessun locale con le virgolette riuscirà mai a imitare, perché quello che non si può saldare su un carretto è proprio il motivo per cui è buona.

Marco Polo ha attraversato mezzo mondo per raccontare i mercati dell’Oriente; a me basta scendere in piazza al tramonto, seguire il fumo e prendere una sedia di plastica. Lo street food, quello vero, non ha bisogno delle virgolette.