Marcio 1.0
Di giorno è solo un distributore. Di notte diventa il centro del mondo.
Quando il villaggio Marcio spegne le luci, ne resta accesa una: la tettoia bianca della stazione, un’isola di neon nel buio, con l’insegna verde che galleggia sopra il fango come una luna di plastica. Intorno, asfalto bagnato che riflette tutto e terra battuta che non riflette niente. È qui che la gente si raduna — non al bar, non in piazza: alla pompa di benzina, davanti a una vetrina di lattine illuminata a giorno.
E poi loro, i cavalli a motore, parcheggiati in fila come fuori da una taverna del far west: la Yamaha blu da cross, la rossa che ha visto giorni migliori. Nessuno li lega, nessuno li ruba. Stanno lì a riposare mentre i padroni comprano una birra e due chiacchiere. Ma la regina, in fondo, è un’altra.
È un vecchio motorino bianco col muso da bulldog, e merita un capitolo a parte. Guardategli la ruota davanti: un cerchio a raggi e una gomma liscia come la seta — consumata fino a diventare uno specchio. E qui Marco Polo si commuoverebbe: lui la Via della Seta l’ha percorsa per anni, io me la ritrovo montata sull’avantreno di un catorcio, lucida di niente. Sul fianco, l’adesivo della Madonna con il rosario che pende: la protezione celeste su una macchina che, di terreno, non ha più nemmeno il battistrada. E non lasciatevi ingannare, non è un 125: è un 80 due tempi, di quelli che a pieno gas firmano il cielo di una scia azzurrina. Livello di inquinamento: Euro meno due. Cioè il marcio fatto motore, benedetto dall’alto.
Marco Polo, lungo la Via della Seta, si fermava nei caravanserragli: quei cortili dove le carovane sfinite trovavano acqua, ombra e qualcuno con cui parlare. Ecco, questo è il caravanserraglio marcio — solo che al posto dei cammelli c’è un 80 due tempi, e al posto dell’oasi una parete di frigoriferi che ronza. E come ogni avamposto che si rispetti, ha i suoi guardiani: in fondo al video, dal buio, due cagnacci marci che mi abbaiano contro — a me, alla notte, a tutto. Cambia la carovana, non il bisogno: fermarsi, dove è rimasto ancora un po’ di luce, e dove qualcuno ti ringhia il benvenuto.