Marcio 1.0

Al villaggio Marcio non ci si arriva per caso, e nemmeno comodi. C’è una strada sola, e te la devi guadagnare metro per metro, in sella.

Davanti, l’asfalto ondeggia al sole come se respirasse: la doppia striscia gialla fa l’autorevole, la riga bianca tratteggiata invece se ne lava le mani. Palme, colline verdi, nuvole da copertina — bellissimo, finché non ti accorgi che l’unico guard-rail è la fede. Sul cruscotto due lancette tremano d’accordo: una segna la velocità, l’altra, sospetto, il mio battito.

Marco Polo attraversava imperi con carovane, scorte e cammelli che sapevano la strada. Io ho due ruote, un motore che tossicchia in salita e una sola certezza: di là c’è il marcio, e mi sta aspettando. Accelero. Entrare nel villaggio Marcio è un privilegio che ci si suda — manubrio compreso.