Marcio 1.0

Il cuore del villaggio Marcio non batte sul fiume. Batte qui, tra quattro lamiere arrugginite tenute su con la fede e qualche chiodo distratto.

È l’ora della pappa, e il ristorante apre. Il menù è uno solo, servito in una bacinella, e la clientela — anatre impettite, galline isteriche e un paio di pennuti che non saprei classificare — ignora il concetto di fila. Spingono, beccano, protestano: una stella per i tempi d’attesa, cinque per l’ambiente «rustico autentico». Le palme fanno da arredamento, la ruggine da tovagliato.

Marco Polo si faceva servire alla corte del Khan, tra inchini e portate. Qui il servizio è ai piedi, nel fango, e l’unico inchino è quello di chi versa la bacinella. Buon appetito: al Pollaio Marcio non si prenota, si sgomita.