Marcio 1.0
Di giorno il villaggio Marcio posa per le foto. Di notte si toglie il trucco e resta quello che è: bellissimo, sbilenco, vivo.
Un lampione solo regge tutta la scena, e lo fa con l’entusiasmo di chi sa di essere l’unico in turno. Dal palo storto pende una matassa di cavi che nessun ingegnere oserebbe firmare: sembrano lì per caso, e probabilmente è così. L’asfalto crepato respira ancora il caldo del pomeriggio, una moto dorme appoggiata al muro rosa, e il silenzio è di quelli pieni — zanzare, cani lontani, e il ronzio della lampadina che si crede luna.
Marco Polo, di notte, cercava locande e mura sicure. Io cammino in mezzo alla strada con i miei passi come unica compagnia. Il Marcio non dorme: socchiude un occhio, conta i cavi, e aspetta domani.