Marcio 1.0
Marco Polo girava città dove ogni mestiere stava chiuso nella sua corporazione: la gilda dei fabbri, quella dei cuochi, quella dei sarti, ognuna gelosa del proprio segreto e del proprio isolato. Il meccanico marcio non ha mai sentito parlare di gilde. Il suo regno è annunciato da un cartello dipinto a mano, piantato sul ciglio di una strada sterrata sotto un albero che da solo fa più ombra di tutto il paese, e sul cartello — sopra al disegno di un piatto fumante — c’è scritto tutto il suo programma: «Restaurante y Taller La Central». Officina e ristorante, nello stesso cortile, gestiti dalla stessa persona.
Lui di mestiere ripara: è un meccanico, il taller è la sua bottega, e da quel cartello si capisce che il pranzo è una cosa che gli è venuta in mente strada facendo. Perché lasciar spenta la fiamma mentre aspetti i ricambi? Tanto vale metterci su qualcosa da mangiare. Così, mentre da una parte si smontano i motori, dall’altra si cucina, e il cliente che porta la moto e quello che viene per il piatto del giorno sono spesso la stessa persona, seduta ad aspettare che siano pronti tutti e due.
E la cucina di questo ristorante non è una cucina: è un pentolone d’alluminio col coperchio, di quelli da sfamare un cantiere intero, piazzato davanti all’officina, su un mattone forato, sopra un fuoco di legna acceso direttamente a terra. Niente fornelli, niente cappa, niente piastrelle: tre pezzi di legna, un po’ di brace, qualche sasso a fare da cerchio e il muro verde scrostato del barrio Kennedy a fare da parete. Il meccanico ha messo il pranzo a cuocere a due passi da dove batte il ferro, e lo lascia fumare tranquillo nella polvere mentre torna a infilare le mani nel motore.
Il marcio è tutto in questa disinvoltura: nessuno qui pensa di star facendo qualcosa di strano. C’è un uomo che ripara le moto e ha fame, ha un fuoco e un pentolone, e ha fatto due più due. Marco Polo teneva separati i mestieri per tenere in ordine il mondo; io filmo un meccanico che li ha rimessi insieme tutti su una fiamma sola — l’officina è anche cucina, la cucina è davanti all’officina, e il fuoco che gli scalda il pranzo è lo stesso accanto al quale si ripara. La Central non è un ristorante con l’officina né un’officina con la cucina: è un uomo solo che, fra un motore e l’altro, ti dà da mangiare.