Marcio 1.0

C’è chi crede che la strada sia mia perché ci cammino. Errore. La strada è loro, e me lo fanno capire senza nemmeno alzare la voce.

Il branco è già in servizio: il nero focato che apre la ronda mostrando i denti per educazione, il fulvo concentratissimo su una colazione che nessuno ha apparecchiato ma che lui ha già trovato, il cucciolo in fondo che trotterella per non perdere il posto in organico. La moto, i muri di mattoni, i fiori rosa contro il cemento: scenografia, pagata da loro. Io sono comparsa non accreditata.

Marco Polo si presentava ai sovrani con doni e lettere di credito. Io passo davanti ai padroni del villaggio Marcio sperando solo di non disturbare la colazione. Mi concedono il transito con la calma di chi non deve andare da nessuna parte — e di chi sa benissimo chi comanda.