Origini

Luglio 2024. Sceso qui con la valigia e l’aria di chi sa cosa fa — illusione durata circa undici secondi.

Il patio mi accoglie a modo suo: terra battuta, sassi coperti di muschio messi in fila come un pubblico educato, le piante in vaso a fare da comitato di benvenuto e, al centro, una pentola annerita che fuma sul fuoco con l’entusiasmo di chi cucina da prima che io nascessi. Lamiere appoggiate al muro, un sacco verde buttato lì, una tettoia di legno che sta su per abitudine: nessuno ha apparecchiato per l’ospite, e va benissimo così.

Marco Polo, il primo giorno, annotava meraviglie sulla pergamena. Io ho annotato che il fumo entra ovunque e che quel posto, sotto la patina, era vivo. Non l’ho scelto io: mi ha adottato lui. Tutto è cominciato qui — e, a quanto pare, non è più finito.